Perdita di peso affaticamento della nebbia del cervello. 6 Possibili cause di nebbia cerebrale

perdita di peso affaticamento della nebbia del cervello

Sindrome post-Covid quali sono gli effetti a lungo termine del coronavirus?

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Tra le molte incognite che restano ancora per il momento senza risposta sul nuovo coronavirus ci sono anche gli effetti a lungo termine che la malattia ha sulla salute dei pazienti. Quanto dureranno? Alcuni, pochi, studi che presentano i primi risultati sono già stati pubblicati.

Come neurologa integrativa o complementareil mio primo compito è quello di assicurarmi che non ci sia niente di serio, il che significa condurre una risonanza magnetica cerebrale, un elettroencefalogramma, esami del sangue e persino studi sul liquido cerebrospinale.

La ricerca analizza i sintomi lamentati dai soggetti che hanno sofferto di una forma grave di Covid, a circa due mesi dalla dimissione ospedaliera. Un senso profondo di stanchezza Il sintomo persistente più inquietante e comune sembra essere proprio la stanchezza.

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Alla base della fatigue potrebbe esserci una fibrosi polmonare o una funzione cardiaca compromessa, ad esempio. Entrambe possono devastare i polmoni e uno studio condotto su operatori sanitari affetti da Sars nel ha rilevato che coloro che presentavano lesioni polmonari un anno dopo l'infezione le avevano ancora dopo 15 anni.

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La nebbia nel cervello Un altro sintomo comune e preoccupante è la difficoltà a pensare con chiarezza. Questo deficit cognitivo resta un mistero per i clinici, ma ha delle basi obiettive.

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Neurologi e psichiatri del Gemelli hanno sottoposto i pazienti a test psicologici per quantificare e valutare oggettivamente questi sintomi. Diversi studi sottolineano infatti come il virus possa danneggiare la funzione cardiaca in modo duraturo.

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Una ricerca pubblicata su JAMA Cardiology ha rilevato che su pazienti che avevano avuto il Covid, 78 presentavano anomalie cardiache e molto spesso infiammazione del muscolo cardiaco a 10 settimane dalla diagnosi.

I medici del Gemelli continueranno invece a seguire i pazienti, effettuando esami obiettivi per valutare la performance respiratoria e le performance cognitive, ad esempio.

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Queste analisi inizialmente non erano inserite nel contesto di uno studio clinico, ma nascono dalla necessità pratica di seguire i pazienti che erano stati dimessi. A questa iniziativa hanno partecipato moltissimi esperti: psichiatri, otorini che valutano gusto e olfattopneumologi, infettivologi, gastroenterologi.

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Quel primo lavoro viene adesso esteso: i pazienti sono attualmente e per ognuno vengono raccolte circa 1. Le ricerche si concentrano sui casi gravi, di persone che sono state ospedalizzate, sopratutto perché i casi lievi sono più difficili da studiare clinicamente.

Si tratta di una situazione di emergenza organica a cui il nostro corpo reagisce assicurando i pochi liquidi presenti nel nostro corpo agli organi vitali cioè al cuore, sottraendoli a quelli secondari pelle e muscoliche diventano molto secchi.

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